In questo modulo, come ulteriore dimostrazione del mio approccio immersivo, ho deciso di mostrarti e analizzare (brevemente) tre diversi incipit ai quali ho lavorato insieme ailoro autori.
Il primo è Rossa e blu, uno dei titoli che fanno parte di Limina, una raccolta di racconti di Alessia Pellegrini.
Rossa e blu
«Ti devo raccontare una cosa.» Angela si sedette sul banco e lasciò che i trucioli della matita rossa e scivolassero blu sul pavimento. Si tirò giù le maniche della felpa fino a far scomparire metà dei palmi e il suo sguardo percorse in un istante l'intera aula, inciampando su zaini, astucci e quaderni incustoditi, fino a posarsi di nuovo su Gemma.
«Bella?».
Angela non rispose.
«Dimmela, dai! Gli altri torneranno da un momento all'altro», la invitò l'amica.
«Non è facile, da raccontare.»
«Inizia e basta, no?». Gemma si appollaiò sopra al banco di fianco al suo, tirò fuori il temperamatite dall'astuccio del Pietrini e prese d'assalto la matita rossa e blu.
«Ieri, mi è successa una cosa.» Angela si dondolava avanti e indietro, allungando sempre più le maniche della felpa. Di solito, era lei quella brava con le parole: perché mai, adesso, quelle giuste sembravano sfuggirle?
Questo primo incipit comincia con una battuta di dialogo, una delle situazioni iniziali più apprezzate dai lettori, i quali amano sentire la voce dei personaggi e venire a conoscenza dei fatti direttamente dalla loro bocca. Ciò aumenta il senso di vicinanza nei loro confronti, quindi, ti invito a far parlare il più possibile i tuoi personaggi.
Inoltre, sappiamo subito anche a chi appartiene, questa voce (Angela), e questo è un dettaglio da non sottovalutare o dare per scontato. Infatti, non capita di rado di leggere battute di dialogo in cui, prima di capire chi stia parlando, il lettore brancoli nel buio perché l’autore si è perso in descrizioni o riflessioni di varia natura.
Fai sempre attenzione a chiarire subito chi parla, altrimenti, non riusciremo a creare un'immagine mentale completa e non riusciremo ad avere l'impressione di vivere la storia "qui e ora".
Dopodiché, abbiamo una serie di dettagli concreti: Angela si siede sul banco, lascia cadere i trucioli della matita che stava temperando e si tira giù le maniche della felpa. Qui, l'autrice ci introduce il personaggio portatore di punto di vista.
Il fatto che lasci cadere i trucioli della matita ci dice che la sua attenzione è passata da ciò che stava facendo alla conversazione, mentre il gesto di tirare giù le maniche della felpa mostra un certo disagio, quasi un atteggiamento di chiusura.
Ho parlato spesso dei verbi di percezione e di come vadano eliminati, se vogliamo far raggiungere al lettore la vera immersione. Questi verbi, però, non vanno confusi con quei verbi che mostrano una vera e propria azione compiuta dal PoV.
Per esempio, in questo caso, il fatto che lo sguardo di Angela percorra la stanza e si posi su determinati oggetti rappresenta l'azione. Se l'autrice avesse utilizzato il verbo "vedere", il discorso sarebbe stato diverso, dal momento che rientra tra i verbi di percezione. Uno sguardo che, intenzionalmente, percorre un luogo e si ferma su oggetti, invece, favorisce l'azione.
Nelle prime righe, abbiamo capito anche dove ci troviamo nel momento in cui inizia la narrazione, altra ottima gestione degli elementi che compongono la storia. Inoltre, avendo menzionato subito i trucioli della matita, siamo stati messi nella posizione di comprendere il luogo anche prima che l'autrice ce lo confermasse.
Siamo arrivati al punto in cui lo sguardo di Angela si ferma su Gemma. La battuta di dialogo che segue la narrazione («Bella?».) non ha bisogno di essere seguita, a sua volta, da un verbo di attribuzione (i classici "disse" o "risposte" di cui sconsiglio utilizzato), e questo perché, quando non ci viene detto altrimenti in modo esplicito, la battuta di dialogo appartiene all’ultimo personaggio che viene nominato all’interno della narrazione.
So che può sembrare complicato, ma è più facile di quanto non sembri; bisogna solo entrare nell'ottica della scrittura immersiva.
Dopo un altro breve scambio di battute, capiamo che Gemma inizia a essere davvero curiosa. Da cosa lo capiamo? Dal fatto che si appollaia (la scelta del verbo è molto buona: è un verbo preciso, per cui, contribuisce a far comprendere l'atmosfera che si respira) sul banco e, pur di continuare la conversazione, inizia a temperare una matita non sua.
A questo punto, l'autrice inserisce altri dettagli concreti che ci consentono di visualizzare la scena:
Angela inizia a dondolare avanti e indietro, e ciò esprime titubanza, esitazione. Anche migliore, però, è il dettaglio successivo: Angela allunga ancora di più le maniche della felpa. Questo gesto non si limita a dirci che il PoV si sente sempre più a disagio, ma conferma il passaggio precedente: è evidente che, quando qualcosa non va, tra i gesti istintivi di Angela c'è quello di allungare le maniche di una felpa o di una maglietta in modo tale da cercare un qualche tipo di protezione.
Inserire un'azione o un gesto che si ripete in determinate situazioni è ottimo: non solo ci permette di comprendere al volo il suo stato d'animo, ma rende il personaggio verosimile.
In più, apprezzo la scelta di questo dettaglio perché non è un modo usuale di manifestare disagio. Una frase fatta, come abbiamo visto, avrebbe indebolito la scena.
Per finire, il pensiero del personaggio portatore di punto di vista arriva a noi grazie a un pensiero diretto. Nessuna traccia dei vari "pensò" o "si chiese", quindi, niente invasione di punto di vista.
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